CLAUDIO RIZZI - 10.09.2008
E' una storia a capitoli intensi.
Un cammino irto di ostacoli ma una percorso progressivo, con incedere mai lento e mai domo.
Trent'anni di professionalità.
Se un produttore gli dedicasse un film, forse la colonna sonora avrebbe un ritmo ed una cadenza di mare.
Nel disaccordo-armonia di onda e risacca.
Così Giorgio Melzi nei suoi impetuosi anni di pittura. Ma impetuosi forse nell'età più scalpitante, generosa persino come un rombo fuorigiri, vivace come un proclama e di tempra combattiva poi, il dettato più attento della maturità.
Le motività dosata come la materia sulla tela, la decantazione dell'impeto e la costruzione del quadro.
Questo è il risultato sostanziale, frutto di lavoro e di tacita autocritica anche sofferta.
Un tempo la componente intellettuale soffocava la libertà in pittura. E a contrasto, nella risposta impulsiva, la pittura poteva esplodere con eccessiva liberazione, senza il freno necessario alla regola aulica di rapporti e misure.
Ma è giunto il momento della compensazione e Melzi lo sa.
Tanto da concedersi "divertimenti" nello spartito, licenze di breve escursione, inserti da solisti in una soluzione corale.
Oggi si presenta una personalità ben definita. Tratti e connotati precisi, un mondo pittorico personale, esperienza macinata dal vero e non frutto di alchimie di indiretta assunzione.
La realtà si svela nell'involucro di sogno.
Il cartoccio svolto e disteso, quasi una mappa di magiche rivelazioni, racconta, mostra, e, più che altro, indica una lettura e apre orizzonti.
Nelle pieghe della tela, nelle rughe del tempo, nei segni che testimoniano storia o presagi, si celano le parole di un racconto che varca i confini e veleggia alla libertà più aperta.
Libertà soggettiva, suggerimento al pubblico ascoltatore: per disporsi, come in un tuffo, alla più alta eleganza di immersione nel volo